BALDANDERS che si può tradurre con "presto diverso", si riferisce naturalmente a ciascuno dei protagonisti. Ma è lecito attribuire a loro, che in questo impegno tendono alla somiglianza e all'unità tra poesia e suono, il nome di un mostro ispirato al mito di Proteo che si trasforma via via in leone, serpente, pantera, cinghiale, albero, acqua?
Si, perché così è il jazz. È un'opera collettiva, in cui il clima tra Benni e il branco dei musicisti è alle stelle, e alle stelle, si sa, si fanno scintille.
Per citare Borges: "Baldanders prende la forma di un rovere, di una scrofa, di una salsiccia, d’un prato di trifoglio, di sterco, di un fiore, d’un ramo fiorito, di un gelso, di un tappeto di seta, di molte altre cose ed esseri" ... e poi di un uomo.
Nel booklet "lo sguardo" di Franco Fayenz.