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Sergio
Frau
LE
COLONNE D'ERCOLE. UN'INCHIESTA
La prima Geografia. Tutt'altra Storia
Come,
quando e perché
la Frontiera di Herakles/Milqart, Dio dell'Occidente
mediterraneo, slittò
per sempre a Gibilterra
30,00
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Da
sempre coltiviamo la convinzione che la storia sia
stata falsificata costantemente dai potenti. Da sempre
ci appassiona andare a rivedere che cosa stride nelle
ricostruzioni ufficiali, quelle condivise dalla maggioranza
degli accademici. E piu' approfondiamo un argomento
e piu' si trovano discordanze e assurdita' tali da
far dubitare...La nostra esperienza ci ha insegnato
che qualunque tema venga sottoposto a un'indagine svela
sempre un qualche falso.
A
questo proposito ci siamo imbattuti in un testo di
Sergio Frau: "Le colonne d'Ercole, un inchiesta" che
compie uno stravolgimento sostanziale della storia
antica. Lo si capisce subito dal sotto titolo: "Come,
quando e perche' la Frontiera di Herakles/Milqart,
Dio dell'Occidente mediterraneo, slitto' per sempre
a Gibilterra". L'obiettivo di Frau e' addirittura
quello di confutare la nostra geografia antica cosi'
come viene accettata da tutti. A cominciare dalle Colonne
d'Ercole che sono un punto focale per orientarsi dentro
e fuori dal Mediterraneo conosciuto ai tempi di Omero.
La
ricerca parte dalla scoperta che non vi e' corrispondenza
tra le descrizioni piu' antiche delle Colonne d'Ercole
e dei loro dintorni con lo Stretto di Gibilterra, dove
attualmente si immagina che gli Antichi le ponessero.
Per
Pindaro, Aristotele e molti marinai tra V e III secolo
a.C. la zona delle Colonne d'Ercole era una zona di
fondali bassi, fangosi e senza vento. Il che non corrisponde
affatto alla situazione dello Stretto di Gibilterra,
profondo quasi 400 metri, solcato dalle possenti correnti.
Ma
Sergio Frau non si e' fermato qui: infatti il Mediterraneo
2800 anni fa era ben diverso da oggi e scopriamo che
allora le coste della Tunisia e quelle della Sicilia
meridionale quasi si toccavano. E secondo i cronisti
dell'epoca proprio la' c'erano due isole forse Malta
e Gozo, dalle quali a partire dal 508 a.C. iniziava,
blindato, l'Impero cartaginese.
E corrispondono anche le descrizioni che facevano di
questa zona un luogo infido.
Infatti,
come confermano anche tutte le mappe dei fondali del
tempo, ricostruite con l'elettronica tra la Sicilia
e la Tunisia c'era una zona di mare poco profondo,
con banchi di sabbia che si spostavano e grande pericolo
percio' di arenarsi per le navi che passassero di li'
senza possedere informazioni precise e molta molta
prudenza. Ci naufraga, bestemmiando contro il capitano
che lo trasporta, persino San Paolo, li' in zona, a
Malta. Cioe' si trattava di un posto che perfettamente
si addice alla descrizione degli Antichi piu' antichi.
Ma
appena passate le Colonne d'Ercole, dopo averle riportate
nella loro originaria collocazione al Canale di Sicilia,
ecco che subito tutta la geografia arcaica viene squassata
e rovesciata. Tutte le fonti greche che tra il V e
la fine del III secolo a.C. parlano di Colonne d'Ercole
- Platone compreso - vanno lette uscendo da quella
tenaglia che c'e' tra Capo Bon e Capo Lilibeo, la Cortina
di Ferro che divideva mondo greco dal mondo fenicio.
E nascono sospetti - uno dopo l'altro - che portano
a ipotizzare tutta un'altra storia.
I
libri di testo disegnano la cultura italica come discendente
da quella romana, a sua volta onorata dai suoi ascendenti
greci, che furono i primi cultori della scienza, faro
planetario di civilta'.
E
si da' per scontato che tutto quello che era prima
dei Greci fosse barbarie.
Da
anni concordiamo con Frau sulla negazione di questa
idea.
I
Greci erano in realta' dei predoni. Arrivarono in Europa
verso il 1200 avanti Cristo col nome di Dori.. Erano
l'ennesima invasione di allevatori ignoranti e patriarcali.
Secondo l'antropologa Marija Gimbutas, confermata in
questo dalla ricerca genetica di Cavallli Sforza, a
partire dal 4000 a.C. circa furono queste orde a sconvolgere
la grande civilta' pacifica che aveva colonizzato il
Mediterraneo e viveva di pesca, agricoltura e commerci.
Dalle steppe dell'Eurasia queste ondate di allevatori
che facevano della guerra la struttura base della loro
vita, si riversarono nelle pianure fertili lungo i
grandi fiumi. Nella maggioranza dei casi divennero
dominatori ma furono anche assorbiti intellettualmente
dalla piu' evoluta cultura dei popoli che avevano soggiogato.
Per capire la situazione basti un esempio: quando i
Dori conquistarono Creta trovarono le tavolette incise
con testi scritti, leggi, storie e contabilita' dei
mercanti. Ma non capirono l'utilita' della scrittura
e iniziarono a utilizzarla solo 400 anni dopo. Compresero
l'alfabeto solo quando si furono finalmente trasformati
da allevatori predoni in commercianti agricoltori.
Tutte
le mirabolanti conoscenze della cultura greca in realta'
sono il raccogliticcio dell'eredita' matriarcale dei
popoli vinti. In particolare la cultura egiziana fu
per tutti i popoli mediterranei una grande fonte di
conoscenze scientifiche e tecniche.
Quel
che fecero i greci Dori prima, e i Romani poi, fu nascondere
questo debito culturale. E' un vizio dei vincitori
rubare ai vinti anche i loro meriti storici.
Ed
ecco che cosi' si arriva al mito di Atlantide. La societa'
perfetta, ultimo baluardo dell'Eta dell'oro dell'umanita',
quando la pace regnava sul mondo e non era stata ancora
inventata l'inferiorita' della donna.
I
Greci, dediti alla violenza e alla segregazione delle
femmine (che non avevano diritto alcuno) sono continuamente
affascinati da questa evoluta civilta' che li aveva
preceduti. E ne resta traccia nell'Odissea, intessuta
di storie di Amazzoni, di streghe e di popolazioni
dai costumi scandalosi come nel caso di Nausicaa. Noi
non ce ne rendiamo conto ma, per i tempi, era un po'
scandaloso che un re ordinasse alla sua giovane figlia
di lavare e ungere uno straniero... Naufrago per giunta...Erano
i racconti che facevano eccitare le platee dei benpensanti
ateniesi che tenevano in grande considerazione la verginita'
delle loro figlie. Al contrario dei popoli matriarcali
che, come ci conferma anche Erodoto, ancora secoli
dopo le storie di Omero, praticavano l'ospitalita'
sessuale verso gli stranieri prima del matrimonio.
Lo facevano per ottenere figli piu' sani mischiando
il sangue. Queste storie di obblighi sessuali presso
il tempio della Dea solleticavano grandemente gli Ateniesi
che applaudivano Erodoto quando bollava Babilonia come
citta' oscena. Ma non si puo' negare che questi popoli
matriarcali avessero idee molto chiare sul valore positivo
dell'incrocio il piu' possibile vario del patrimonio
genetico. Evidentemente si erano accorti che i figli
con gli stranieri nascevano spesso molto forti e persino
piu' intelligenti. Anche perche' allora i viaggiatori,
per arrivare vivi a destinazione, dovevano essere sani
e agili di cervello. I viaggi a quei tempi erano un
grande sistema di selezione e arricchimento della specie.
Ma
tornando alle Colonne d'Ercole e a Atlantide (3000
A.C.), cosa succede se dopo averle spostate seguiamo
la rotta che ci indica ancora Platone per raggiungere
l'isola scomparsa? Beh, pare proprio, che l'unica isola
contro la quale si va a sbattere (in grado di reggere
la parte di Isola Mito) sia proprio la Sardegna. Che
in effetti, a ben guardare, ha proprio quella forma
un po' rettangolare che descrive Platone e nella parte
meridionale e' occupata da una pianura anch'essa quasi
rettangolare. Frau ci illustra con dovizia di particolari
tutte le somiglianze (coincidenze?) tra la Sardegna
e l'Isola di Atlante. Ma resta un quesito. Molti segnalano
che Atlantide era straordinariamente potente sul mare
e che arrivo' addirittura a scontrarsi con la flotta
dei greci uscendone sconfitta... Ma da nessuna parte
ci risulta che i Sardi fossero tanto potenti da diventare
antagonisti dei greci sulle rotte del Mediterraneo.
Ma Frau, romano meticcio, sventola la bandiera della
sua parte sarda e le sue conoscenze sugli Egizi, per
raccontarci tutta una serie di fatti e indizi sulla
situazione del Mediterraneo prima del 1000 a.C. E,
in effetti, viene fuori che la Sardegna, proprio in
quel periodo era dotata di un'eccezionale linea difensiva
costituita da centinaia di fortificazioni nuragiche.
E manufatti sardi sono incredibilmente simili a molti
trovati in tutto il Mediterraneo. E si incrociano parentele
tra i Sardi e gli Etruschi, altro popolo dalle origini
misteriose e dalle forti tendenze matriarcali.
E,
poi, viene fuori anche un nome, Shardana, che in effetti
ricorda molto la parola Sardegna. E via, di questo
passo, si disegna infine una pagina della storia antica
che e' ancora visibile solo in trasparenza. La storia
di una grande consociazione di popoli matriarcali,
che gia', in parte hanno perso la loro caratteristica
pacifica, assediati come sono dalle incursioni degli
allevatori guerrieri. Un'ultima colossale battaglia,
forse la prima grande battaglia navale della storia,
oppone l'alleanza dei Popoli del Mare, capitanata dai
Sardi, alla flotta riunita intorno alle bandiere degli
Egizi di Ramses III e dei Greci (e qui Platone si riferisce
alle popolazioni pre Doriche). Gli allevatori guerrieri
vincono, ma enormi cataclismi si abbattono sia sul
Mediterraneo d'Occidente che su quello d'Oriente della
Grecia.. Ormai la cultura matriarcale e' stata massacrata
da millenni di sconfitte, meticciati culturali e superiorita'
militare di culture incentrate sulla violenza. L'impero
Shardana, colpito a morte da un maremoto, uno "Schiaffo
di Poseidone" scrivono gli Antichi, ha perso per
sempre la sua spinta e il fulcro della storia si sposta
altrove.
E
chiaramente poi a nessuno interessa tanto di andare
a scavare nella storia dei Sardi. Considerata un'isola
arretrata, abitata da popoli primitivi (e difficili),
buona solo per depredarla delle sue querce e del suo
argento. Certo i professori del continente non hanno
mai avuto un interesse particolare a dar lustro ai
Sardi: meglio era rintracciar antenati illustri ai
briganti che fondarono Roma.
(Come
dice Berlusconi Romolo e il suo fratello Remolo, spesso
erroneamente accumunati a Gongolo e Brontolo.)
E
a ben guardare la Sardegna nasconde da secoli una cultura
nella quale inaspettatamente ci sono ancora oggi forti
tracce matriacali, tracce talmente importanti che difficilmente
si scorgono altrove in tutto il nostro mare. Ad esempio
De Santis, negli anni 50 riprese una scena in Barbagia
che ci porta indietro di millenni e che pare proprio
impossibile. Nel film girato dal grande ricercatore
si vede un uomo anziano che viene curato da una decina
di donne vestite di nero e con il fazzoletto nero in
testa, quasi uno chador. Il vecchio e' steso per terra
in un campo: e' un pazzo. Le donne iniziano a ballargli
intorno e a saltarlo. Poi a turno si scoprono il seno
e avvicinandosi al suo viso gli spruzzano addosso il
loro latte mentre il vecchio urla e ride e cerca di
toccarle.
Sicuramente
un'immagine forte e appare incredibile che nel cuore
della Barbagia degli anni '50 delle donne avessero
una tale considerazione del loro rituale da accettare
di mostrarlo davanti alle cineprese. In un tempo nel
quale, lo ricordiamo, mostrare un seno nudo era comunemente
considerato un atto osceno e un reato penale.
Come
hanno potuto resistere simili ritualita' per millenni
in una societa' apparentemente dominata dai maschi?
Forse
cio' e' accaduto proprio perche' da quelle parti -
in quella Barbagia mai conquistata davvero, del tutto
- le radici matriarcali erano particolarmente forti
e profonde.
E'
realmente possibile ricostruire pezzi dell'Atlantide
perduta scavando nella storia e nella cultura Sarda?
Sicuramente
si tratta di una sfida avvincente. Dario
Fo, Franca Rame, Jacopo Fo |
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