Un bel mattino, a Milano, a Roma, o in qualsiasi altra città del mondo, le lampadine non si accendono, il frigorifero è spento, niente caffè al bar, niente benzina alle pompe. In un batter d'occhio crollano banche e assicurazioni, il denaro non vale più. Il panettiere con forno a legna è preso d'assalto, tornano in auge le biciclette e l'energia prodotta dal sole, dal vento e dai combustibili vegetali finalmente si afferma. Le guerre del petrolio non hanno più ragione di esistere. I potenti di turno rimangono intrappolati nelle loro ville superprotette e superaccessoriate, mentre i politici e i religiosi paludati smettono di fare chiacchiere inutili e razzolano insieme agli altri affamati. Le città si svuotano e si riempiono di nuovo le campagne.
E ovunque si ritorna spontaneamente a riunirsi, a discutere... Fantasie?
La nuova, geniale 'opera buffa' di un grande e imprevedibile Premio Nobel? "Mi rendo conto solo ora che, trascinato da una specie di catarsi immaginifica, mi sono lasciato trasportare dentro una simulazione di follia" dice Fo. Ma - ed è questa la vera conclusione - l'apocalisse verrà, per quanto ci rifiutiamo di vederla.
Se l'umanità non rinsavisce, nella sua corsa cieca va dritta verso la fine.
ESTRATTO
"La Terra possiede risorse sufficienti per provvedere ai bisogni
di tutti, ma non all’avidita’ di alcuni.”
GANDHI
Ogni tanto, su quotidiani e riviste scientifiche, si legge di convegni
che si svolgono in centri diversi dell’Asia e dell’Europa
ai quali, oltre a rappresentanti dei massimi Stati e governi, partecipano
geologi, astrofisici e ricercatori tra cui diversi premi Nobel.
Si propongono regole e programmi per migliorare la condizione del pianeta
ma, immancabilmente, puntuali gli Stati Uniti, l’Australia, Cina,
Giappone e altri importanti paesi dell’Onu non offrono la propria
adesione; per di piu’ ci sembra che il dramma dell’inarrestabile
surriscaldamento terracqueo non sollevi timori e preoccupazioni eccessivi
nella gran parte della popolazione del pianeta, ma esiste un certo numero
di cittadini per i quali al contrario il problema sta diventando una
disperata ossessione.
Io personalmente, lo devo ammettere, faccio parte da tempo di quest’ultima
tormentata categoria.
Non perdo occasione, appena incontro qualcuno, sia maschio che femmina,
sia giovane che anziano, di sollevare il problema e di tentare il loro
coinvolgimento col classico approccio: “Ha notato? Non c’e’ proprio
piu’ stagione… un momento si scoppia dal caldo… all’istante
c’e’ tempesta, grandine e perfino neve nella quale affondano
immense regioni dallo Stato di New York fino al Canada, e l’intera
Cina.”
I piu’ scantonano, ma se l’interlocutore abbocca e’ spacciato!
Gli tengo una concione sugli effetti dell’inquinamento da stordirlo…
Ci provo anche in taxi col conducente e perfino in autobus sia con i
passeggeri sia con il responsabile che controlla i biglietti! Non parliamo
poi di quando mi ritrovo a viaggiare in treno… guai se qualcuno
mi chiede di essere fotografato con me mostrando il cellulare! Lo faccio
subito accomodare nella poltrona vicino, se non c’e’ posto
lo prendo addirittura sulle ginocchia, e qui al par d’un ragno,
inizio a tesser la tela. Qualcuno, pur di salvarsi dall’aggancio,
scende qualche fermata prima!
Un giorno sull’aereo Palermo-Milano, ho agganciato una bellissima
signora, anziana ma di un’eleganza raffinata… sembrava uscita
da una sequenza del Gattopardo di Visconti. Appena ho accennato al disastro
atmosferico, mi ha afferrato una mano e accarezzandola mi ha supplicato: “Oh
si’, me ne parli…! Mi interessa moltissimo.”
Ho iniziato la mia lezione con entusiasmo: “Vede, il problema e’ complesso
e articolato. Ormai non c’e’ quasi piu’ nessuno che
non ammetta la responsabilita’ dell’uomo riguardo alla condizione
del pianeta e al suo surriscaldamento. Ma esplode una feroce diatriba
appena si comincia a discutere del come salvare la Terra e ridurre drasticamente
le emissioni di anidride carbonica… tonnellate di gas tossico
che letteralmente intasano l’atmosfera.”
La signora mi seguiva come incantata, io incalzavo: “Sorgono tre
categorie di pensiero. C’e’ chi dice ‘Basta diminuire
per gradi ma drasticamente l’uso dei motori a scoppio con propellente
fossile… Eliminare le vecchie caldaie per il riscaldamento delle
case e degli uffici e installare nuovi impianti di eolico, solare… E
perche’ no?, anche nucleare.”
La signora ha un sussulto. “Certo - la tranquillizzo schioccandole
un piccolo bacio sulla fronte - non si preoccupi… Oggi come oggi,
riprendere col nucleare e’ una soluzione improponibile! A parte
la produzione di scorie radioattive che tuttora non sappiamo dove e come
sistemare… sto parlando delle centinaia di migliaia di tonnellate
che l’America e l’Europa, Russia compresa, hanno prodotto
dall’inizio del nucleare e che non siamo ancora riusciti a smaltire,
se non collocandole in luoghi e spazi provvisori come lo Stato dello
Utah, che e’ diventata un’orrenda discarica di morte, operazione
con un costo all’infinito di miliardi di dollari. Ma lo sa che
per riuscire a produrre energia pulita sufficiente per il 50 per cento
del fabbisogno globale dovremmo costruire una centrale nucleare alla
settimana per i prossimi 63 anni?” (*Jeremy Rifkin, Repubblica
22 settembre 2007).
La signora, con un sorriso dolcissimo stampato in viso, accenna a un
abbraccio poi si ricompone imbarazzata.
“Quindi non ci resta - incalzo io - che scegliere le cosiddette
energie eco-compatibili che produrrebbero elettricita’, e altre
energie accettabili ma in grado purtroppo di soddisfare solo una percentuale
minima del nostro fabbisogno.”
“E quindi? - mi chiede la deliziosa creatura che ormai pende letteralmente
dalle mie labbra - E allora?”
“Se l’intiera umanita’, i governi, i produttori, gli
Stati, non s’impegnano in un’azione stravolgente, creando
nuovi sistemi produttivi potenti e non inquinanti, siamo alla fine.”
La signora, con un’espressione addolorata implora: “Oh… salvaci!” E
si butta fra le mie braccia.
“Faremo l’impossibile… - balbetto, leggermente imbarazzato
per quell’approccio appassionato, ma poi mi riprendo - vede signora,
dando per certo il cambio di rotta definitivo dei Paesi occidentali altamente
industrializzati e all’avanguardia, il problema saranno poi i Paesi
orientali emergenti, che vogliono assolutamente raggiungere il nostro
livello di vita e di ammodernamento tecnologico, quindi si rifiutano
di aborrire i propellenti fossili.”
“Oh, che ambiziosi!” esclama la dama.
“Non dimentichiamo che la Cina sta superando ormai i due miliardi
di abitanti e che l’India sta raggiungendo a sua volta il miliardo… forse
l’ha superato, e poi c’e’ l’Indonesia… e
via dicendo…”
La signora, sconvolta, si stringe sempre piu’ a me tremante, e
mi inonda di lacrime.
Non posso fare a meno di tranquillizzarla “Ma vedra’ che
si trovera’ il modo di uscire indenni da questa tragedia.”
Giungiamo a Milano.
“La prego, parli con i miei figli. Sarei felicissima di poter vivere
con lei.”
Dal fondo del corridoio appaiono un medico e un infermiere; caricano
su una sedia a rotelle la signora che non abbandona mai la mia mano.
“Grazie di avermi regalato questo stupendo viaggio - dice mentre
la legano alla poltrona mobile, poi aggiunge - lei dovrebbe fare l’attore.”
Il medico si rivolge a me e chiede: “Non l’ha importunata,
spero? Purtroppo, ogni tanto, esce letteralmente di senno.”
La signora e’ gia’ in fondo al corridoio e, rivolgendosi
al suo accompagnatore, esclama: “Che bella storia mi ha raccontato
quel signore. Era cosi’ romantica! Mi ha fatto piangere… Peccato
non sapere come finisce.”
E’ proprio vero: il mestiere del divulgatore scientifico e’ carico
di insidie e delusioni!
Un uomo preistorico camminava spedito nella tundra.
Incappo’ in un mammut e gli ando’ a sbatter contro.
Indispettito grido’: “Ma con tutta la piana che hai a disposizione,
proprio di qui dovevi passare?”
E se ne ando’ imprecando.
Quel primitivo non era un temerario, era soltanto cieco
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