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La Bibbia dei villaniLA BIBBIA DEI VILLANI

A cura di Franca Rame, con 66 disegni di Dario Fo

Esistono Bibbie degli imperatori, splendidamente miniate, ed esistono, meno appariscenti e meno note, ma non meno preziose, Bibbie dei villani.
Sono le Bibbie dei contadini, dei piccoli mercanti e degli artigiani, insomma del popolo minuto, che la tradizione orale e scritta di ogni regione d’Italia ci ha tramandato, e che Dario Fo e Franca Rame hanno scoperto in anni di ricerche sulle tradizioni popolari, ricreato sulla scena e ora riproposto, in una versione inedita, in questo libro.

In queste Bibbie, commosse e piene di risate, Dio è gioia ma anche sofferenza, godimento e pianto, sorriso e sghignazzo: il Dio dei villani discute con gli animali e con gli umani, certe volte anche li aggredisce; l’Altissimo, essendo il padre delle sue creature, ha i loro stessi pregi e i loro stessi difetti, persino la gelosia, la paura di rimanere solo, la malinconia. E poi, altro fatto straordinario, egli non è solo maschio, ma anche femmina, cioè madre, una tradizione che viene da tempi lontani, dalla Grecia arcaica.

La Bibbia dei villani di Dario Fo segue liberamente la successione «biblica», dall’Antico al Nuovo Testamento, dalla Genesi ai Vangeli canonici e apocrifi, con prologhi che introducono i vari racconti scritti nel volgare di lingue diverse con versione italiana a fronte.
Ne viene fuori una storia di meraviglie e di storture, di miracoli e di stragi, di crudeltà e di tenerezza, di follie di potenti e onnipotenti e di saggezza popolare, dove il Signore parla attraverso l’energia e la concretezza dei villani.

SCHEDA TECNICA

Autore: Dario Fo
Editore: Guanda
Pagg. 288
Prezzo di copertina: € 20.00
Anno: Marzo 2010

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INTRODUZIONE INTEGRALE

Questa che state per leggere e' La Bibbia dei villani, o meglio, riprendendo il suo titolo per intero, La Bibbia dell’imperatore, la Bibbia dei villani. La accompagnano delle immagini disegnate e dipinte, che in teatro come nella scrittura dei testi sono il mio suggeritore.
Il frontespizio della Bibbia in questione e' una tavola miniata, realizzata dagli amanuensi e dai pittori di Tours del IX secolo, di una raffinatezza incredibile. Un capolavoro dove appaiono evidenti le influenze greche e dei bizantini di Ravenna, per i colori, per la cromatìa.
Il codice era stato commissionato da Carlo il Calvo, imperatore.
Carlo il Calvo sali' al trono dei Franchi appresso a suo padre Ludovico il Pio. Non si sa perche' gli appiopparono questo soprannome di Pio giacche', e' risaputo, quell’imperatore si dimostro' tutt’altro che propenso alla clemenza: per gestire il suo potere commise crimini inauditi e qualche strage.
D’altra parte, aveva ricevuto lezioni di potere d’alto livello: suo nonno era niente meno che Carlo Magno. Il Pio imperatore amava l’allegrezza, specie con le donne, tanto che impalmo' un gruppo imprecisato di mogli, generando figli in gran numero: di primo letto, di secondo letto, terzo letto, quarto... divano letto, chaise longue. Cosi' che, nella corsa al trono, Carlo il Calvo s’era trovato di fronte a una concorrenza nutrita di fratelli, fratellastri, nipoti, cugini e parenti piu' o meno prossimi. Ne aveva eliminati un certo numero.
A sua volta, con crimini e tradimenti, era arrivato al regno: prima s’era fatto eleggere re a Pavia e poi incoronare, naturalmente a Roma, da Papa Giovanni VIII, che era stato spudoratamente pagato per questo servizio. e' normale! Il Papa, dunque, aveva unto Carlo il Calvo, benedicendolo, come si diceva allora, "Unto dal Signore". Normale anche questo: non solo gli imperatori ma anche i re venivano unti, finche' poi si e' trasceso e si e' arrivati a ungere i cavalieri…
Con "l’unzione", come tutti gli imperatori Carlo il Calvo aveva acquisito doti taumaturgiche eccezionali: bastava ponesse le mani su un povero disgraziato ammalato di scabbia, di tigna, rogna, scrofola o scorbuto, che quello, trac!, all’istante guariva. Soltanto che, a forza di guarire gente, a un certo punto si era beccato a sua volta una rogna incredibile: gli erano cascati i capelli, i peli dalle orecchie, dalle sopracciglia, dalle ciglia... e anche piu' in basso… Cosi' era diventato, appunto, Carlo il Calvo.
Vi chiederete perche' ci occupiamo della Bibbia commissionata da questo franco imperatore. Ebbene, grazie al Poligrafico di Stato, e' stata pubblicata qualche anno fa la copia perfetta di questa Bibbia il cui originale si trova a Roma nella Basilica di S. Paolo fuori le mura. Nel codice miniato, eccezionale per le dimensioni, oltre che per le pitture, basti dire che pesa piu' di trenta chili, si puo' notare l’immagine dell’imperatore di fianco al Padreterno. Le due figure hanno la stessa dimensione, anzi, sono l’uno la fotocopia dell’altro. Una grande modestia da parte dell’imperatore, non c’e' che dire!
Dio ha in mano un codice: e', appunto, la Bibbia che l’imperatore gli ha regalato… che' il Padreterno non la conosceva! In alto c’e' una folla di Santi, di dimensione ridotta, e anche la moglie e' piu' piccola – e' una moglie, cosa pretende?
Accanto c’e' un’amica… non si sa se della moglie o dell’imperatore.
Noi dobbiamo ringraziare i curatori di questo capolavoro, per averci proposto di presentarla, di farla conoscere attraverso uno spettacolo, fornendoci documenti e illustrazioni straordinarie.
A nostra volta abbiamo condotto ricerche, consultato altre bibbie che niente hanno a che vedere con quelle tradizionali: le Bibbie degli straccioni, dei poveracci. Ed e' dall’unione dei vari documenti e delle tante suggestioni che abbiamo raccolto sia dalla Bibbia dell’imperatore sia da quelle dei villani, che e' nato lo spettacolo che abbiamo presentato al Festival di Benevento Citta' Spettacolo nel settembre del 1996 e ora, diversamente allestito e con l’introduzione di altri brani, questo libro.
Ma come sempre succede grazie al costante collaudo che si fa davanti al pubblico, l’impianto e lo svolgimento dell’intero spettacolo si e' giorno per giorno modificato e naturalmente con esso anche il testo che vi andiamo a presentare.
Nella nostra inchiesta che abbiamo continuato a realizzare anche in questi ultimi anni e' stata una sorpresa incredibile trovare tutta una fioritura di storie in opposizione alle Bibbie ufficiali, storie che derivano dalla tradizione, scritta e orale, di tutte le regioni d’Italia. Commovente e' l’atteggiamento affettuoso che dimostra Dio verso tutte le creature, soprattutto nei riguardi dei villani.
Splendida e' l’immagine di Dio che hanno i villani. I villani non pensano mai di ridurre Dio a livello dell’uomo, nemmeno se quell’uomo e' un imperatore, o di elevarsi all’altezza di Dio. Per loro Dio e' immenso, vaga, infinitamente grande, sdraiato sui mari e sulle montagne, rotola nelle nubi, ci si affaccia ogni tanto a controllare la sua creazione: "Oh che bell’universo che ho messo in piedi! Guarda che capolavoro quell’animale! E quell’altro? Il cavallo! Che bello il cavallo! Oehu, che bella bestia!... Questo con quel nasone cos’e'? Il mammut? Che schifo! Ai primi freddi lo gelo! Quest’altro chi e'? Il cammello? Con quella gobba? In Africa ti butto cosi' non ti vede nessuno!"
Dio e' nella brocca del vino, nell’agnello che nasce o che stanno ammazzando. Da sempre i villani mangiano Dio, lo amano e lo bestemmiano, e sono certi che Dio sia il bene ma in parte anche il male, che sia il padre degli angeli ma anche parente stretto dei diavoli, che sia la vita ma anche la morte. Per questo i villani non temono la fine della vita e godono moltissimo nell’osservare i padroni tremare disperati davanti alla morte. Dio per loro e' sofferenza e giocondita', pianto e godimento, sorriso e sghignazzo. Ecco perche' la Bibbia dell’imperatore e' solenne e spesso ridicola nei confronti del Padreterno, mentre quella dei villani e' commossa e piena di risate.

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