
Rizzoli - Collana: Illustrati/Varia
Pagine 145 - Formato 22x29 - Anno 2007
Da un'idea di nostro figlio Jacopo
e di Laura Malucelli
A cura di Franca Rame e Anna Dotti
Tavole e disegni di Dario Fo
Rilegato, illustrato a colori, con sovraccoperta
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Dario Fo
Gesu'
e le donne
In questo volume Dario Fo mette in scena
un racconto di forte impatto visivo su un argomento di grande attualità,
rileggendo i testi sacri e la storia di Gesù dalla parte delle
donne. Nel corso di molti anni di ricerche, il più grande affabulatore
italiano si è reso conto che esistono una serie di equivoci e
distrazioni non sempre casuali nella lettura del Vangelo. Tra le varie
mistificazioni che si sono prodotte, la più eclatante è stata
quella di occultare, o far sparire del tutto, la presenza delle figure
femminili dalla vita di Gesù. Soprattutto attraverso lo studio
dei Vangeli apocrifi e delle immagini dei primi secoli del Cristianesimo
si scopre al contrario non solo la loro costante presenza al fianco del
Messia, ma anche la predilezione che aveva per loro e la rivoluzione
che egli ha operato dando a esse dignità e parità in una
società misogina come quella in cui viveva.
Lo studio della relazione tra Gesù e le donne assume in questo
libro i tratti illuminati e visionari ritmo e i gesti, gli accenti e
l'intonazione di uno spettacolo teatrale.
"Personalmente sono convinto che Gesù sia
esistito davvero e che possedesse straordinarie doti di fabulatore.
Come avrebbe potuto altrimenti catturare l'attenzione appassionata
di migliaia di uomini e donne, per non parlare dei bambini? Le folle
non lo seguivano solo per i suoi miracoli, ma per la commozione e la
gioia che sapeva comunicare con le sue storie. Di San Francesco si
diceva che "di tutto el suo cuorpo facea parola'. Questo valeva
anche per Gesù. Egli portò ai disperati l'agape, ovvero
l'amore, e di questo amore gran parte ne regalò alle donne." (Dario
Fo)
45,00 € |
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Estratto dal libro
Per offrire un'idea reale dell'ambiente in cui predicava Gesu', dobbiamo
chiarire meglio l'importanza che nel coro dei seguaci avevano le femmine.
Le donne, insieme ai diseredati, soffrivano,in quel tempo di profonda
decadenza, si una mortificante emarginazione.
Peraltro, dall'invenzione della proprieta' in poi, la societa' vincente
dei maschi ha fatto l'impossibile per segregare il mondo femminile ai
gradini piu' bassi, in soggezione, cancellando quella forma di convivenza
originaria che poneva entrambi dentro l'ellisse cosmico di cui la donna
era il nucleo vitale. Originariamente non era cosi': infatti, in ebraico
e in arabo, la parola misericordia ha la stessa radice di utero, cioe'
la fonte della vita nuova. Per cui la donna e' la fattrice, e nelle scritture
primordiali e' il primo essere a venire al mondo. E anzi, nelle religioni
matriarcali addirittura Dio e' femmina. Ne troviamo tracce evidenti nella
figura della dea greca Gea o nella Kali' indiana, creatrici successivamente
spodestate da divinita' maschili e rissose. Ugualmente nella tradizione
mediorientale piu' antica, quella dei sumeri (l'epopea di Gilgames),
troviamo gia' i miti fondamentali che poi confluiranno nella Genesi biblica,
e troviamo la dea madre Mah, colei che stabilisce i destini.
Traccia di questo perduto rispetto per la donna la troviamo anche nella
consuetudine di considerare ebreo chi ha madre ebrea, a prescindere dall'origine
etnica del padre. E questo principio veniva seguito anche nel caso in
cui la madre avesse subito violenza sessuale. Gli ebrei, popolo avvezzo
a essere dominato e vessato, riconoscono che se una femmina ebrea subisce
stupro da uomini di razza ostile, il figlio che la donna genera e' sempre
ebreo, poiche' nato da utero di madre ebrea.
Rispetto ai vari movimenti che nascevano e si esaurivano in quel tempo
nei domini romani, la novita' era costituita dalla presenza, tra i discepoli
di Gesu', di uno straordinario numero di donne a lui devote.
Ma come vivevano, che collocazione sociale avevano le femmine all'epoca?
Cominciamo con il ricordare che l'obbligo del velo per le donne cristiane
in tutto il Medioevo e ancora fino a qualche tempo fa nelle societa'
rurali proviene direttamente dalla cultura ebraica, che ritiene indegna
una femmina che si presenti in pubblico a capo scoperto, "poiche'
i capelli al vento sono veicolo di provocazione sessuale" (destavano
desiderio negli uomini).
la classica lascivia del capello sciolto!
Le donne ebree dovevano evitare rapporti sessuali dopo il parto per quaranta
giorni se il neonato era maschio, il doppio se era femmina (maggiormente
impura).
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