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Dario Fo
Il
paese dei mezaràt
I miei primi sette anni (e
qualcuno in più)
a cura di Franca Rame
ed.
Feltrinelli - collana: I narratori
Dario Fo racconta, con
ironia e umorismo, i luoghi, gli eventi e i personaggi
leggendari che hanno segnato la sua educazione artistica
e civile. Pittore-narratore dal tratto veloce e incisivo,
Fo schizza, colora, affresca. Un memorabile autoritratto.
Il "romanzo" di una vita. Una storia italiana.
Prezzo
di copertina
14,00 € |
Sconto
CommercioEtico 20% 11,20 € |
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"Tutto dipende da dove sei nato,
diceva un grande saggio. E, per quanto mi riguarda forse
il saggio ci ha proprio azzeccato" dice Dario Fo,
e infatti, di quella grande avventura umana, artistica
e politica che è stata la sua vita leggiamo solo
una parte, la prima: l'infanzia e la giovinezza, a sostegno
della convinzione di Bettelheim, ampiamente condivisa dall'autore,
secondo la quale i primi sette anni sono decisivi per la
formazione di un uomo.
Fo prende le mosse
dai luoghi natii - la riva lombarda del lago Maggiore
- e si avventura nel turbine della memoria restituendoci
le imprese del padre ferroviere, Felice Fo, i tetti di
cioccolata di una Svizzera immaginaria, le visite estive
in Lomellina al nonno Bristìn,
ortolano contastorie, la scoperta dell'arte - del tratto
e del colore - che incrocia quella dei fabulatori della
Valtravaglia - il paese dei mezaràt - e delle loro
storie beffarde e pungenti -, il mito degli Argonauti reinterpretato
dal bizzarro professor Civolla.
Fo indugia su episodi
di volta in volta teneri e drammatici: la prima pudica
storia d'amore con una ragazza salvata dalle acque del
lago in tempesta, la torrida passione della bella Nofret,
legata al capo della malavita, per un giovane squinternato,
le sfide tra i piccoli balordi della valle e il figlio
del ferroviere, capace di arrivare con intelligenza e
furbizia là dove
il suo fisico sembra non potere.
La storia continua con l'apprendistato
all'Accademia di Brera di Milano, gli stratagemmi per campare,
la guerra, i bombardamenti, il reclutamento forzato e,
per finire, con un salto temporale in avanti, i funerali
di Pa' Fo, figura centrale di questo straordinario "romanzo
di formazione", di questa mitica evocazione di storie,
nomi, personaggi leggendari in cui fluiscono, come un fiume
in piena, le ragioni del cuore, le illuminazioni della
memoria, le emozioni della coscienza civile.
ESTRATTO
Gog
Facendo ritratti mi sono comprato un cane. Un cane straordinario!
L’idea di propormi come ritrattista mi era venuta
a scuola, all’ultimo delle elementari, disegnando
il ritratto della mia maestra. Era una signora piuttosto
giovane con un viso delicato dentro il quale erano evidenti
due occhi quasi a mandorla, un naso sottile e due labbra
molto pronunciate. Il collo era lungo, quasi esagerato.
A me piaceva molto. Quando a Brera, cinque anni dopo, mi
sono capitati fra le mani dei ritratti di Modigliani, ho
esclamato: “oh, ha conosciuto anche lui la mia maestra!”.
Quel primo ritratto aveva sortito un certo successo, cosi'
mi sono buttato a ritrarre gran parte dei miei compagni,
maschi e femmine, Mi ero fatto un nome: piu' di un genitore
entusiasta mi aveva ripagato con qualche regalo, anche
in denaro. Poi e' toccato alle ragazzine del podesta' e
appresso a tutta la famiglia.
Un allevatore di cavalli, campioni di trotto e galoppo
di Besnate (sul lago omonimo) mi manda a prendere. Arrivato
alla tenuta con i miei album Fabriano, i pennelli e i colori,
sono stato accolto da un gran scalpiccio di zoccoli che
faceva tremare il terreno: li' sulla pista di dressage,
stavano passando velocissimi non meno di trenta cavalli.
Alcuni erano montati da fantini altri galoppavano liberi
in branco. L’allevatore era molto occupato e manco
mi ha salutato. Mi viene incontro una ragazzina piu' o
meno della mia eta', tutta boccoli e riccioli: pareva Shirley
Temple… si chiamava Ornella. Poi si presenta Matilde,
la sorella maggiore, a sua volta biondo-riccioluta: splendida!
Per finire appaiono altre tre sorelle. In totale cinque
che, viste in gruppo, sembravano il coro degli angeli di
Benozzo Gozzoli.
Ornella me le presenta a una a una. Chiedo preoccupato
se dovro' fare il ritratto a tutte quante. “Si'” mi
rispondono all’unisono. “In ordine di eta'!” aggiunge
Ornella. “La piu' piccola sono io, quindi tocca a
me per prima!” “Non ti preoccupare, non pretendiamo
che tu ci ritragga tutte in un solo giorno,” aggiunge
Matilde, “puoi lavorare anche fino a domani: notte
compresa!” E scoppiano a ridere in coro,
Per farla breve, ho cominciato con l’abbozzare il
viso di Ornella. Non mi ero mai sentito tanto insicuro,
la matita non mi scorreva come al solito: inciampava… cancellavo,
riprendevo… poi alla fine, stendendo il colore,
ho cominciato a ingranare. Alle mie spalle sentivo esclamazioni
di stupore. Ce l’avevo fatta, ma ero letteralmente
madido di sudore. Terminato il primo ritratto mi sono accorto
che fra gli spettatori c’era anche l’allevatore. “Non
male,” commenta, “prometti bene! Se tu fossi
un puledro direi che sarebbe il caso di farti entrare in
pista e tenerti d’occhio!” Non tutti i cinque
ritratti mi sono riusciti come avrei voluto, ma il coro
degli angeli del Gozzoli era ugualmente soddisfatto.
L’allevatore, tanto per farmi sgranchire gambe e
cervello, mi porta a visitare le scuderie. Passando dinanzi
ai vari box, mi indica i suoi campioni. Proseguendo transitiamo
davanti a un recinto dove una mezza dozzina di cuccioli
giganteschi stanno facendo una gran caciara: sono tutti
alani di razza. Io non ero un fanatico di cani, ma quella
specie di belve burlone mi affascinavano; il maschio padre,
poi, si muoveva con un’eleganza da circo equestre.
La sera, prima di tornarmene a casa, il gran cavallaro
con tutte le sue ragazzine intorno mi saluta e mi dice
imbarazzato: “Vorrei farti un regalo, ma non so cosa
scegliere. Potrei darti dei soldi, ma non mi pare una buona
idea… ti andrebbero una scatola di colori e un cavalletto?”.
Io l’ho interrotto: “costa molto uno di quei
cuccioli di alano?”. Il cavallaro e' rimasto bloccato
come in una foto di gruppo insieme a tutta la sua collezione
di angeli. Quel silenzio m’aveva fatto capire immediatamente
che l’argomento era intoccabile, “Mi spiace,
ma quegli animali sono gia' tutti prenotati…” Poi
ha aggiunto velocissimo, nell’evidente timore di
venir contraddetto dalle figlie: “Uno, pero', il
meno sviluppato, forse te lo posso concedere…”.
Altro silenzio e poi, con un acuto da alleluia, tutte insieme
le ragazze hanno sentenziato: “ma certo, Gog e' suo!”.
Anno: 2002
Pagine: 208
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