L'inedita
classifica degli 'dei' del mondo moderno è stata
stilata da Alan Lazar, Dan Karlan, Jeremy Salter, in un
libro pubblicato in Italia da Nuovi Mondi Media, dal titolo "I
101 più importanti personaggi che non sono mai vissuti".
Il
numero uno della graduatoria è il "Marlboro
Man", l'affascinante cowboy che, ritratto nel suo
ranch sulle rive del Colorado, contribuì alla
diffusione del vizio del fumo in tutto il mondo. Sulla
sua immagine, il capello stetson calcato in testa, la
sigaretta all'angolo della bocca, ricade -secondo gli
autori - la responsabilità di milioni di morti
per cancro ai polmoni.
Al numero due si piazza il "Grande Fratello" dello
scrittore George Orwell, incarnazione del potere onnipresente
che schiaccia l'individuo. Segue Re Artù, personaggio
in bilico tra la leggenda e la storia, che impersonifica
le qualità ideali del leader politico e del monarca.
In quarta posizione Babbo Natale, anzi Santa Claus, così come
lo ha definito l'iconografia inventata negli Stati Uniti
negli ultimi decenni del diciannovesimo secolo, riadattando
un culto ben più antico, quello di San Nicola, venerato
dai cristiani del Medio Oriente. Poi, giù a seguire,
Amleto, Frankenstein, Sigfrido, Sherlock Holmes, Romeo
e Giulietta, il dott. Jekyll e Mr Hyde.
Barbie si trova al 43/esimo posto, mentre Icaro, l'eroe
della mitologia che ispirò i fratelli Wright e il
sogno dell'umanità di sconfiggere la gravità,
si trova all'80/esimo posto. I 101 personaggi provengono
tutti dalla finzione, dal mito, dalle leggende, dalla televisione
o dal cinema. Alcuni di loro sono sopravvissuti ai millenni,
altri, come James Bond (51/esimo posto, simbolo dell'intrigo,
del fascino sensuale e della britannicità) sono
nati in tempi più recenti.
Gli dei dell'antica Grecia e dell'Antica Roma hanno fatto
scuola: a loro gli studiosi statunitensi sembrano ispirarsi
per costruire la graduatoria. Nel primo capitolo del libro,
gli autori osservano che le divinità non si limitavano
a stare dietro le forze della natura: erano esse stesse
le vere forze in campo.
(Fonte:
Ansa)
ESTRATTO
Il Principe Azzurro
Lo scapolo piu' attraente del mondo non e' un attore affascinante
o un ricco magnate industriale, ma un aristocratico del
XVII secolo. Il Principe Azzurro e' l'uomo ideale, quello
che ogni donna cerca, il paragone con il quale l'uomo
medio si deve costantemente misurare.
Se prendiamo qualsiasi rubrica di una rivista o di un giornale,
noteremo sempre gli stessi titoli: "Quando troverai
finalmente il Principe Azzurro"; "La carrozza
del Principe Azzurro per il tuo matrimonio dei sogni"; "Quello
che le donne vogliono nel loro Principe Azzurro",
e cosi' via. Eppure, si tratta di un personaggio enigmatico
e poco apprezzabile. Manca di personalita', di capacita',
di carattere... possiede solo un castello e un sogno.
Il Principe e' una tela intonsa su cui ogni ragazza puo'
scrivere i propri sogni piu' appassionati. Ha tutti i presupposti
essenziali: e' ricco, non deve lavorare, per cui ha tempo
da dedicare alla sua amata; non ha interessi, nulla che
lo possa distrarre da lei; ed e' educato e affascinante.
Sotto certi aspetti, e' ancora un bambino, e anche questo
concorre al suo fascino.
Non si tratta del Principe di Machiavelli, stratega omicida
cinico e senza scrupoli; non e' un guerriero muscoloso
in sella al suo cavallo o a una motocicletta; non si tratta
di un anziano signore ossessionato dalle quotazioni del
futures della soia, che si trascina con passo malfermo
indossando pigiami gualciti e riempiendo il castello di
collezioni di francobolli lituani e videocassette pornografiche.
No, quello di cui stiamo parlando e' un aitante giovane
ragazzo con un futuro sicuro, la stima di un regno, e una
predisposizione per la danza. Possiede una grande casa
con una pista da ballo, mezzi di trasporto (cavalli - che
aspetto pittoresco!), e personale di servizio addetto alle
pulizie.
Solo tre avvertenze. Primo, vive con i genitori. Se da
una parte questo denota devozione a lungo termine verso
la famiglia, viene da chiedersi quale sara' il ruolo dei
suoceri e il loro grado di influenza, Secondo, non riesce
a prendere alcuna decisione in maniera autonoma - avra'
certamente bisogno dell'opinione della moglie che lo indirizzi.
Terzo, non sara' un buon padre. Come ha fatto notare lo
scrittore T. Velasques, il Principe Azzurro non e' in grado
di riconoscere le persone che ama. Cosa accadra', quindi,
se uno dei suoi figli si dovesse perdere? Andra' al centro
commerciale con le scarpe e le fara' provare a tutti i
bambini presenti?
La figura del principe azzurro non compare nelle favole
dei fratelli Grimm, la raccolta di storie popolari piene
di concretezza e di speranza che ci sono giunte dalla Germania.
Compare invece in alcuni racconti francesi, primo fra tutti
quello del 1697, L'uccello azzurro di Madame D'Aulnoy;
e poi nelle storie per bambini di Charles Perraul (1696-2697).
Piu' di un secolo dopo, raggiunge i palcoscenici di Londra
nelle opere di James Robinson Planche'.
Ai giorni nostri, ricorre o e' associato a favole quali
Cenerentola, La bella addormentata e Biancaneve e i sette
nani - soprattutto nei cartoni animati firmati Disney.
Nella Biancaneve della Disney - la versione pioniera del
1937, il primo lungometraggio animato della storia del
cinema (o il primo a colpire il pubblico americano) - il
Principe Azzurro compare solo alla fine per salvare Biancaneve
da un coma causato dal veleno della mela: il giovane alza
il coperchio della bara di vetro e risveglia la fanciulla
con un bacio.
Nella versione di Perraul de La bella Addormentata o, piu'
letteralmente, La bella addormentata nel bosco, il Principe
sveglia la fanciulla ed e' lui a rimanere affascinato.
In Cenerentola, sia nel film della Disney che nel musical
di Rodgers e Hammerstein, il Principe custodisce la scarpa
di vetro della ragazza che lo aiutera' a trovare il suo
amore. Sta forse tradendo Biancaneve? No. In questi tre
racconti famosi, il Principe e' un personaggio rimpiazzabile,
intercambiabile e banale. E' qui che risiede la sua importanza.
E' un personaggio comune nel nostro vocabolario. Il giovane
adulto obbediente che diventa il marito perfetto. Cosa
potrebbe esserci di piu' "influente" di questo?
Il brutto anatroccolo
Da un secolo e mezzo, i genitori raccontano questa storia
ai propri figli, e senz'altro continueranno a farlo,
a meno che non troviamo un modo per boicottare una volta
per tutte quest'oltraggioso racconto. Per quelli di voi
che non ricordano la storia di Hans Christian Andersen
del 1844, eccone un breve riassunto.
In una giornata d'estate, in un cortile di campagna, un'anatra
cova diversi anatroccoli, tutti adorabili, tranne uno,
l'ultimo arrivato. Questo nasce dall'uovo piu' grande ed
e' un brutto anatroccolo, un "diverso", per cui
diventa presto oggetto di continue vessazioni, sia fisiche
che emotive.
Incapace di sopportare questo continuo tormento, il brutto
anatroccolo fugge da casa, Durante l'autunno e l'inverno,
sopravvive a numerose disavventure, pericolose ed estenuanti.
Per poco non viene ucciso da un gruppo di cacciatori e
dai loro cani, ma riesce a fuggire e trovare rifugio nella
casetta di campagna di una vecchia signora. Purtroppo,
pero', la donna lo caccia perche' l'animale non e' in grado
di deporre le uova.
Durante l'inverno, rischia di morire congelato in uno stagno
ghiacciato. Un contadino lo salva e lo porta a casa sua,
ma l'anatroccolo spaventa i figli, per cui viene di nuovo
cacciato e costretto a trascorrere il resto del rigido
inverno tra miserie e patimenti. In primavera, l'anatroccolo
vede tre bellissimi cigni e si tuffa nelle acque dello
stagno, avvicinandosi a loro. Completamente scoraggiato
e avvilito per essere sempre stato emarginato, chiede ai
cigni di ucciderlo e abbassa la testa verso la superficie
dell'acqua in attesa di morire. Ma nell'acqua vede riflessa
la sia immagine: non e' piu' un brutto anatroccolo, ma
un cigno bellissimo e aggraziato, il piu' bello di tutti,
tanto che i cigni piu' vecchi si inchinano davanti a lui.
Nella gioiosa esultanza, ci dice che non avrebbe mai potuto
essere cosi' felice se fosse rimasto un brutto anatroccolo.
Se i genitori che raccontano questa storia alla propria
progenie, soprattutto alle figlie giovani, credono razionalmente
di star semplicemente presentando la realta' del mondo,
si stanno sbagliando di grosso. Dovrebbero riflettere sui
valori distorti che stanno incoraggiando e smettere di
tramandare queste sciocchezze. Attenzione, stiamo parlando
di qualcosa di molto negativo: la storia insulta e avvilisce
in maniera categorica la maggior parte di coloro che sono
rimasti dei "brutti anatroccoli" per tutta la
vita. Il racconto ignora il nostro valore intrinseco, la
nostra intelligenza, il frutto del sapere acquisito, del
duro lavoro e delle capacita' creative. Fornisce tacito
consenso al bullismo adolescenziale e alla marginalizzazione
di coloro che sono "diversi", ignorando il concetto
umanistico del calore di ciascun individuo.
Dovremmo incoraggiare i nostri figli a sviluppare forze
mentali, emotive e fisiche. Dovremmo insegnare loro a non
fare affidamento sulla bellezza fisica.
Smettiamola di dire ai nostri figli e alle loro figlie
che la bellezza e' il perno del loro valore, e che l'avvenenza
di una donna e' il suo "patrimonio". Il racconto
di Andersen avvalora gli innumerevoli messaggi pubblicitari
che dicono che una ragazza e' inferiore se non e' bellissima.
Se si accettano questi presupposti, si accede a un mondo
dove il marito di questa ragazza, in futuro, la lascera'
per una moglie piu' giovane e attraente. Unitevi a noi,
che abbiamo chiuso le porte al messaggio offensivo veicolato
dal brutto anatroccolo perche' attribuiamo grande valore
alle qualita' intrinseche di tutti i bambini.
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