Traduzione di Micaela Picelli, Silvia Magi, Giulia Bancheri - pagg. 375

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Peter Phillips e Project Censored

CENSURA 2007
Le 25 notizie più censurate

TUTTO QUELLO CHE NON VOLEVANO FARCI SAPERE

Notizie la cui conoscenza cambierebbe la percezione degli eventi, le idee della gente, la storia per come la conosciamo. Anche quest'anno tutte le notizie selezionate sarebbero dovute essere sulle prime pagine di tutti i quotidiani del mondo e, invece, sono state del tutto ignorate. Eccone alcune:

- La Halliburton sta vendendo le tecnologie nucleari all'Iran.
- Gli oceani del mondo hanno gli anni contati
- La Banca Mondiale ha finanziato il Muro che separa Israele dalla Palestina.
- Numerosi studi confermano che gli OGM sono pericolosi.
- L'invasione dell'Iraq faceva parte dell'agenda OPEC.
- Il più autorevole studio di ingegneria nega la versione ufficiale dell'11 settembre.
- L'acqua in bottiglia è uno dei principali problemi ambientali del pianeta.
- Il dibattito sul futuro di Internet viene ignorato dai media.

E tantissime altre notizie documentate, sbalorditive, che riguardano il futuro del mondo intero.

“Il nostro stesso futuro dipende dalla conoscenza che questa collezione di notizie soppresse ci permette” – San Diego Review


“L’informazione come cane da guardia del potere” appare sempre più spesso, purtroppo, un precetto astratto. Chiunque lavori – o abbia lavorato – all’interno del sistema dei mezzi d’informazione ufficiale sa bene che questo si fonda su un modello di premi e punizioni volto a garantire che la maggioranza rispetti linee di condotta preedeterminate, standardizzate.

Sono diversi gli elementi che concorrono a limitare la missione dei giornalisti: tra gli altri, forzature ideologiche, la struttura degli organi d’informazione, le entrate derivanti dalla pubblicità e la cosiddetta pratica del giornalismo “obiettivo” che, paradossalmente, intralcia i media proprio nella ricerca delle verità fondamentali.

Spesso la critica rivolta al “giornalismo delle corporation” è stata faziosamente definita alla stregua di una teoria cospirativa, quasi volesse proporre – piuttosto che un’analisi concernente il modo in cui l’establishment mediatico tende a replicare l’ideologia dominante e a tenere lontana la maggioranza della popolazione da idee “pericolose” – la tesi secondo cui un ristretto gruppo di persone controlla la mente del pubblico.

Per trent’anni Project Censored ha raccolto notizie importanti che i principali conglomerati mediatici hanno ampiamente ignorato, dando spazio anche alle più piccole e frammentarie informazioni che potessero generare verità negate. Il materiale raccolto nei volumi del progetto copre una tale varietà di argomenti da rendere ardua qualsiasi divisione in categorie; da esse, in ogni caso, emerge un modello che può senz'altro aiutarci a capire perché le grandi società mediatiche così spesso evitano di accusare i potenti.

Questa nuova edizione – dall’11 settembre al trattamento dei detenuti Usa in Aghanistan e in Iraq, dallo stato degli oceani mondiali ai rischi legati agli OGM, dalla morte di Milosevic nel sistema della propaganda allo studio sulla parzialità di Associated Press – ribadisce il carattere fondamentale del progetto: non importa quale sia l’argomento in questione, in ognuno il tema comune rimane la messa in discussione dell'ideologia convenzionale. Il giornalismo di Project Censored non si adegua a certi ideali, li sfida.

Anche quest’anno questo libro ci ricorda che la missione imprescindibile di un giornalista in un paese democratico non cambia e non deve cambiare: il criticismo dell’ordine esistente, il controllo delle istituzioni al potere, il ruolo – sì – di “cane da guardia” continuano a esserne gli elementi portanti. L’energia, l’entusiasmo, l’impegno e la professionalità dello staff e degli studenti di Project Censored dimostra che questo tipo di giornalismo è possibile. Oggi più che mai.


Project Censored è un autorevole gruppo statunitense di ricerca sui media che si propone di promuovere il ruolo “del giornalismo indipendente in una società democratica“. Nasce nel 1976 da un'idea di Carl Jensen, docente di Scienze della Comunicazione presso la Sonoma State University, California e dal 1996 è guidato da Peter Phillips, docente di Sociologia e da molto tempo attivo in organizzazioni no profit.

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