Traduzione di Daniela Conti - pagg. 175

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CRONACHE DA UNA CATASTROFE
Viaggio in un pianeta in pericolo: dal cambiamento climatico alla mutazione delle specie

Elizabeth Kolbert

Prefazione all'edizione italiana di Roberto Della Seta

Elizabeth Kolbert, editorialista della rivista The New Yorker, ha passato gli ultimi due anni a rincorrere ciò che rimane del nostro mondo surriscaldato: i tornanti dell’Alaska distrutti dallo scioglimento dei ghiacciai perenni; le rovine dell’antica Babilonia colpita dalla maledizione di Akkad, la grande siccità che adesso sappiamo essere stata provocata dal cambiamento climatico; gli ingegneri civili olandesi che lottano per fronteggiare le acque che minacciano di sommergere il loro paese; la farfalla del Monte Ringlet che sta scomparendo dall’ultimo rifugio sulle colline della Scozia e del Lake District; i ghiacci antatici che mostrano come il pianeta non sia mai stato tanto caldo nell’ultimo milione di anni.

Costituito da una serie di brevi saggi, alcuni pubblicati sulla rivista The New Yorker, “Cronache di una catastrofe” segue il filo conduttore delle annotazioni prese dalla Kolbert durante le sue “escursioni sul campo”; non solo in luoghi dove il cambiamento climatico sta effettivamente condizionando gli ecosistemi naturali, ma anche nelle strutture – laboratori, uffici, osservatori – nelle quali gli esseri umani stanno cercando di comprendere analiticamente il fenomeno del riscaldamento globale.

A Shishmaref, in Alaska, ha incontrato persone che stavano abbandonando la loro piccola isola natale perché, con sempre meno ghiaccio intorno che facesse da barriera contro le tempeste, le loro case e le loro terre stavano per essere spazzate via. (“Mi fa sentire sola”, aveva confessato una donna a proposito del trasloco forzato). In Islanda, un uomo che aveva monitorato gli spostamenti dei ghiacci, ha diffuso la previsione secondo cui entro la fine del prossimo secolo il suo paese, in cui i ghiacciai sono esistiti per più di due milioni di anni, rimarrà completamente privo di ghiaccio. Sulla calotta di ghiaccio della Groenlandia, lontano dalla costa, alcuni ricercatori che stavano raccogliendo dati metereologici sono rimasti sorpresi nel vedere tracce di scioglimento “in aree nelle quali l’acqua allo stato liquido non era stata vista per centinaia, forse migliaia di anni”.

E così anche a Fairkbanks, nello Yorkshire; e a Eugene, Oregon. “L’impatto del riscaldamento globale è tale”, sottolinea Elizabeth Kolbert, da essere chiaramente visibile in innumerevoli altri posti, “dalla Siberia alle Alpi austriache, dalla Grande Barriera Corallina alle brughiere in Sudafrica”. E nei Paesi Bassi, dove si prevede che l’innalzamento del livello delle acque marine causato dal riscaldamento globale possa ingoiare ampie parti del paese.

Un’altra spedizione sul campo è stata portata a termine a Washington, dove una chiara dimostrazione di quello che la Kolbert definisce “doppio linguaggio” da parte di un sottosegretario incaricato di illustrare la posizione dell’amministrazione Bush sul cambiamento climatico è stato offerto. “Soprendentemente”, commenta l’autrice in uno dei rari momenti in cui sembra infervorarsi, “non muovere un dito” sembra essere l’unico obiettivo di George Bush.

Ma Elizabeth Kolbert ama dare l’opportunità agli “avversari” di illustrare la propria opinione – per poi, regolarmente, smontarne brillantemente le argomentazioni. Ad esempio, spiega l’origine della risoluzione Byrd-Hagel, adottata dal senato statunitense nel 1997, in cui si afferma come gli Stati Uniti non si dovrebbero conformare al Trattato di Kyoto fino a quando non lo faranno anche i paesi in via di sviluppo. Vengono descritte chiaramente e in modo imparziale le potenti forze politiche che sostengono la Byrd-Hagel, da Exxon a AFL-CIO, elencando quali sono le reali ragioni della loro presa di posizione.

In un linguaggio chiaro, sobrio, e sempre elegante, Elizabeth Kolbert ripercorre le principali tappe dello studio del fenomeno del cambiamento climatico, chiarendo alcuni concetti specifici a cui hanno fatto ricorso negli anni i climatologi – come quello dell’“interferenza antropogenica pericolosa”, scrive l’autrice. Inoltre, il volume affronta abilmente la teoria effettiva dello stupefacente accumulo annuale di gas serra misurati dal Weather Bureau degli Stati Uniti fin dal 1958.

"Cronache da una catastrofe" si presenta così come un’ottima introduzione per coloro che nella vita sui temi ambientali sceglieranno di leggere un unico libro. Ma è comunque un'entusiasmante ed esauriente lettura anche per chi segue l’argomento più da vicino.


Elizabeth Kolbert, giornalista statunitense, scrive di attualità politico-scientifica per "The New Yorker". In precedenza è stata reporter del "New York Times". I suoi articoli sono pubblicati regolarmente da "Vogue", "The New York Times Magazine", "The Los Angeles Times". Nel 2003 il suo nome è comparso nella raccolta "The Best American Science Writing 2003" (i migliori scritti scientifici d'America) e nel 2002 nel "Best American Political Writing 2002" (i migliori scritti politici d'America).

 

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