Bernadette Bawin-Legros

GENERAZIONE SMARRITA
Il mondo dei trentenni

30 anni. Quest'età non gode di uno status ufficiale; statisticamente non esiste. Eppure i trentenni formano una vera e propria generazione.

 

Traduzione di Daniela Flori, Loretta Fabi,
Valentina Maestroni - pagg. 164

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Forse nessun'altra età come quella dei trent'anni ha influenzato sul piano simbolico un innumerevole numero di racconti. Soprattutto in Europa, a partire dal XIX secolo, il trapasso della terza decade corrisponde infatti a una profonda trasformazione personale, sia dal punto di vista affettivo sia da quello delle ambizioni, da cui i romanzieri hanno tratto presto ispirazione costante. In realtà, con approccio – per usare un eufemismo – spesso poco speranzoso. Ciò vale soprattutto per le donne. Ne L'amore (1822), Stendhal parla di un'età in cui si pietrificano e deperiscono le disposizioni e le sensazioni necessarie alla passione amorosa. Per Balzac, la donna a trent'anni si trova alla fine della sua giovinezza ed entra risolutamente nell'età matura. Ancora Stendhal, ne Il rosso e il nero (1830), suggerisce che la trentina sia l'età in cui la bellezza e le attrattive femminili cominciano a declinare.

Fino a qualche tempo fa, i trent'anni fungevano da spartiacque: nel momento in cui aprivano un nuovo ciclo ne chiudevano un altro. Per le donne, come anticiparono gli illustri romanzieri, costituiva un momento di verità imprescindibile, in quanto la loro prima giovinezza svaniva. Per gli uomini le percezioni erano diverse, di solito più si invecchiava più fascino e potere aumentavano. In ogni caso, anche riconoscendo come i percorsi tra uomini e donne non fossero proprio gli stessi, dalla trentina in poi era consuetudine comune (pensare di) mettersi in riga, lasciarsi alle spalle le avventure, quando non i veri e propri eccessi, di una giovinezza appassionata e fantasiosa. Oggi, meglio o peggio che sia, non è più così.

I trent'anni sono diventati l'età dei dubbi, delle prime separazioni, della ricerca di un impiego gratificante, del disincanto, del primo figlio o del desiderio di un figlio. Si sono rivelati l'osservatorio privilegiato dei processi di trasmissione intergenerazionale, considerato come sempre più spesso i genitori dei trentenni di oggi abbiano ancora un ruolo attivo e influenzino in modo decisivo le scelte di vita dei loro figli.

Ma chi sono esattamente questi trentenni, forza vitale del loro paese e bersaglio preferito dei pubblicitari? Qual è il loro vero volto? Qual è l'origine della disillusione che li distingue? Chi sono stati i loro genitori?

Le donne e gli uomini di cui la sociologa Bernadette Bawin-Legros – docente alle Università di Ginevra, Parigi, Montreal e Saint Quentin, autrice di diversi bestseller in Francia e Belgio sui cambiamenti sociali, su tutti "Le nouvel ordre sentimental" – si occupa nel suo "Generazione smarrita – Il mondo dei trentenni" sono i discendenti della generazione del '68, quella generazione "lirica" attorno alla quale e in rapporto alla quale si è giocata e continua a giocarsi la sorte di tutte le fasce d'età, dalle più giovani alle più anziane. Quella che ha annullato l'arbitrarietà di una certa autorità, che ha liberato i corpi e i sensi da un puritanesimo giudicato ipocrita, che ha reso il fiore degli anni un valore supremo.

Bernadette Bawin-Legros realizza tra l'inverno del 2004 e la primavera del 2005 quarantadue interviste con trentenni francesi e belgi – ognuna basata su colloqui "qualitativi", approfonditi – a cui si aggiungono alcuni dati di ricerche statistiche tratte da una vasta inchiesta che la stessa autrice ha codiretto fino al 2002 all'Università di Liegi. Emblematicamente, i colloqui sono terminati proprio poco prima del referendum francese sulla Costituzione Europea.

Di incontro in incontro, di famiglia in famiglia, di valore in valore, di coscienza in coscienza, il risultato è illuminante. Il ritratto che esce è quello di una generazione sì individualista e quasi mai totalmente indipendente, ma allo stesso tempo solidale e disposta ad ascoltare, in perenne bilico tra la speranza di una società nuova e il fallimento della diplomazia di turno. Soprattutto, una generazione segnata da fattori di crisi repentini e continui – dal crollo della famiglia tradizionale al deterioramento del capitalismo, dal trionfo di una tecnologia senz'anima al declino generale dei valori e delle istituzioni. Una generazione che, significativamente, come ricorda l'autrice, "non gode nemmeno di uno status ufficiale, che statisticamente non esiste".

Contemporaneamente, Bernadette Bawin-Legros ci consegna sia un racconto limpido e coinvolgente sia l'analisi sociologica che ancora ci mancava: quella della generazione più sfuggente ed enigmatica dell'ultimo secolo.

Bernadette Bawin-Legros è sociologa della famiglia. Ha insegnato alle Università di Liegi, Ginevra, Parigi, Montreal e Saint Quentin. È autrice di svariati libri sociologici, sulla famiglia e sui cambiamenti sociali. Il suo libro "Le nouvel ordre sentimal" è stato un bestseller in Francia e in Belgio.

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