ESTRATTO
WTO
- Si puo' fare meglio
"Non
credo che una nazione col 4,5% della popolazione mondiale
possa mantenere il suo standard di vita se non aumentano
i suoi clienti"
Presidente Clinton 2000
Occorre
una regolamentazione, altrimenti i piu' forti sfruttano
i beni comuni a spese dei deboli. La regolamentazione
del commercio e' cominciata con l'Accordo Generale per
le Tariffe Doganali e il Commercio (GATT) nel 1948.
Il
WTO e' nato a partire dal GATT, ma le cose sono andate
sempre peggio. Dopo 56 anni si registrano un degrado
diffuso e un impoverimento delle risorse. Meta' della
popolazione mondiale vive con meno di due dollari al
giorno, e meta' di questa addirittura con meno di un
dollaro. Tanto nei Paesi poveri quanto in quelli ricchi
gli agricoltori si suicidano perche' le regole commerciali
hanno distrutto i loro mezzi di sussistenza. Il WTO e'
stato pilotato dagli interessi delle imprese e oggi il
suo scopo e' quello di promuovere il commercio.
Non
esiste un'autorita' piu' alta e il libero scambio imprenditoriale,
il fondamentalismo del mercato, e' diventato il principio
regolatore del pianeta. Oggi il WTO fa deliberatamente
in modo che i deboli non si possano proteggere dai forti,
e a questi ultimi non viene impedito lo sfruttamento
sfrenato delle risorse collettive. Il WTO vuole indebolire
i governi nazionali. Un governo forte in un Paese povero
potrebbe scoraggiare l'esportazione di materie prime
o raccolti, e in questo modo essi acquisterebbero valore
aggiunto all'interno dei suoi confini. Una nazione del
genere potrebbe anche evitare importazioni il cui prezzo
e' stato ingiustamente ribassato dai sussidi nei Paesi
esportatori. Queste due modalita' d'azione, entrambe
proibite, potrebbero aiutare i poveri a uscire dal loro
disagio.
Con
le regole del WTO i governi non possono favorire le imprese
locali e impedire che gli stranieri controllino le compagnie
del posto, favorire alcuni partner commerciali o dare
contributi all'industria interna (anche se in Europa
e negli Usa non sono stati proibiti finanziamenti massicci
ad agricoltori ed esportatori). Ai governi non e' permesso
interferire col mercato per perseguire obiettivi sociali,
come l'uguaglianza razziale ed etnica o la parita' dei
sessi, ne' per favorire nazioni amiche che potrebbero
avere necessita' particolari. Le regole giocano a favore
delle imprese che traggono beneficio dalle economie di
scala, che possono praticare prezzi inferiori per aggiudicarsi
un mercato, che non sono toccate dall'esito del consumo
locale e che possono trasferire in breve tempo la propria
produzione in Paesi dove la manodopera costa meno e ci
sono meno vincoli ambientali e di diritto del lavoro.
Gli industriali, i fornitori, i rivenditori e gli agricoltori
dei Paesi poveri da questi punti di vista sono sempre
svantaggiati. Si stenta a crederlo, ma il WTO stabilisce
una soglia massima (e non minima) per gli standard di
tutela dell'ambiente.
Il
commercio diffonde film, musica, linguaggi, modi di fare
affari e atteggiamenti. Il WTO, quindi, sta imponendo
una singola cultura a livello mondiale. Ma i moderni
mezzi di comunicazione rendono anche tutti consapevoli
dell'ineguaglianza netta e crescente, della frammentazione
delle societa', del crollo dei sistemi economici, delle
reazioni violente dei gruppi di opposizione e delle crisi
ambientali. Il WTO sostiene di raggiungere decisioni
sulla base del consenso. Il Quad (formato da Canada,
UE, Giappone e Stati Uniti) definisce l'ordine del giorno
e dettagliate enunciazioni delle sue decisioni vengono
formulate durante le riunioni nella Sala Verde, dalla
quale i delegati scomodi sono esclusi o espulsi con la
forza. Le decisioni della Sala Verde sono presentate
come consensuali e applicabili a tutti. Spesso chi si
oppone viene reso inoffensivo con telefonate dei capi
di Stato ai governi del delegato (George Bush ha alzato
la cornetta 15 volte durante il meeting di Cancún).
Cosi' le dispute formali si limitano in gran parte a
diversita' d'opinione tra i ricchi.
Al
celebre meeting del WTO di Seattle nel 1999 il presidente
era il capo della delegazione Usa e i rappresentanti
delle nazioni povere furono lasciati in disparte e ignorati
sia nella fase preliminare sia durante la conferenza.
Al successivo meeting di Doha, l'Europa e gli Usa si
impegnarono a ridurre i sussidi ed entrambi in seguito
si rimangiarono la parola.
Gli
incontri successivi si tennero in localita' remote, protetti
da cordoni di polizia: una chiara dimostrazione della
perdita di legittimita' del WTO.
Nel
settembre 2003 la maggioranza delle nazioni ne aveva
abbastanza. L'UE fu responsabile del fallimento delle
discussioni di Cancún, poiche' si ostino' a voler
includere nell'agenda le New Issues (investimenti, facilitazioni
al commercio, concorrenza e appalti pubblici). Comunque
gli Usa avevano deciso di agire su due fronti. Un ambasciatore
americano dichiaro': "WTO o no, progettiamo di fare
soltanto cio' che ci fa comodo", sottintendendo
cosi' che si sarebbe continuato a usare il vecchio strumento
imperiale del divide et impera.
Tuttavia
a Cancún la maggioranza delle nazioni dimostro'
che con un'azione congiunta poteva riuscire a prendere
il controllo. O il WTO verra' trasformato in un'organizzazione
democratica, o sara' istituito un nuovo ente con la maggioranza
di voto proporzionale al numero di abitanti.
Il
primo obiettivo commerciale di un'organizzazione mondiale
dovrebbe essere quello di incoraggiare e mettere i poveri
nella condizione di aumentare il valore delle loro materie
prime e dei loro raccolti all'interno delle proprie comunita'
e dei propri confini. Le nazioni in cui vivono comunita'
povere devono essere incoraggiate ad adottare sussidi,
dazi e quote d'importazione adeguati, ma queste misure
restrittive dovrebbero essere ridotte gradualmente via
via che i loro sistemi economici si rafforzano. I Paesi
ricchi dovrebbero cancellare tutte le misure fiscali
che incentivano le esportazioni o favoriscono le compagnie
saldamente affermate, ma non quelle misure che aiutano
i piccoli imprenditori e agricoltori a rifornire i mercati
locali.
Questa
politica fu adottata per la prima volta dai Padri Fondatori
nella loro lotta contro il dispotismo delle compagnie
inglesi e porto' alla politica di "protezione delle
industrie nascenti" di Alexander Hamilton, che regolo'
il commercio americano dal 1789.
I
TRIPS (Diritti di Proprieta' Intellettuale Relativi al
Commercio)
I
TRIPS proteggono i diritti sui brevetti, che appartengono
quasi tutti alle compagnie occidentali, e le nazioni
non possono piu' adottare regolamenti sui brevetti che
rispondano a condizioni interne. I TRIPS di fatto sono
una limitazione a favore delle imprese e una clamorosa
violazione allo stesso programma di libero scambio del
WTO. Essi limitano l'utilizzo e lo sviluppo della conoscenza,
paralizzando la ricerca scientifica e portando benefici
soltanto ai ricchi. Inoltre impediscono il trasferimento
della tecnologia anche ai poveri, negando loro l'accesso
ai farmaci salvavita e all'uso adeguato delle conoscenze
agricole tradizionali, riducono la biodiversita' e fanno
in modo che le piante e gli animali diventino "proprieta'
private".
Torna
alla pagina indice |